In Valle d’Aosta focus sullo sport al femminile

Al centro del convegno di Progetto Donne e Futuro svolto a Saint Vincent, il tema è stato in particolare quello della presenza femminile in ambito sportivo, sia a livello professionistico sia dirigenziale. In questa occasione è stata premiata la prima pupil meritevole, Martina Perruchon, giovane campionessa di sci alpino che ha iniziato il percorso di tutoraggio e mentoring con una madrina d’eccellenza, Evelina Christillin.

Progetto Donne e Futuro - Saint Vincent

Progetto Donne e Futuro ha toccato un altro territorio, la Valle D’Aosta, facendo salire a sette il numero di regioni italiane coinvolte nel percorso promosso dall’Avvocato Cristina Rossello. Il convegno, che si è svolto nella sala del nuovo centro congressi della nota località turistica, ha focalizzato l’attenzione sul fenomeno womenomics, ovvero il contributo femminile per lo sviluppo dell’economia, in uno dei settori d’eccellenza per questo territorio ovvero gli sport imvernali. Progetto Donne e Futuro si è fatto carico dell’assenza di tutele per le donne più in generale nell’ambito dello sport e il primo passo visibile è stata la premiazione della pupil Martina Perruchon, sedicenne promessa di sci alpino e studentessa del Liceo Linguistico Courmayeur, che ha iniziato in questo contesto il percorso di tutoraggio e mentoring insieme alla sua madrina Evelina Christillin.
A chiarire le peculiarità della presenza femminile nell’ambito, sia livello professionistico sia a livello dirigenziale, è stato il contributo dell’Avv. Lucio Colantuoni, docente incaricato del corso Diritto sportivo e contratti sportivi presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano. Grazie al suo intervento-denuncia, di cui Progetto Donne e Futuro si sta facendo promotore, è stato possibile prendere atto che in ambito sportivo non esiste tutela dello sport professionistico femminile e la governance è totalmente maschile. L’Avv. Colantuoni ha chiarito la situazione normativa in vigore: «nello sport agonistico la donna è molto presente, ma non è assolutamente soggetta a una tutela particolare» ha spiegato. «L’assenza di tutele normative è da ricercare nel nostro sistema sportivo che prevede che gli sport professionistici siano solamente cinque e ricadono tutti sono sotto l’egida del Coni, discipline per le quali solo le leghe professionistiche maschili hanno la connotazione di professionismo. Significa che a queste discipline sportive e alle donne che le praticano non sono applicabili le norme dell’unica legge italiana applicabile allo sport professionistico, ovvero la legge 23 marzo 1981 n.91 “Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti”. Questa legge non si applica alle donne nello sport perché nessuno sport femminile viene riconosciuto come professionistico». Unitamente a questo aspetto, la legge 91 connota lo sport agonistico come attività lavorativa subordinata. Il suo effetto: le donne sportive di alto livello non possono avere il contratto di lavoro professionistico, la tutela previdenziale, la tutela sanitaria obbligatoria per legge. Nel settore si riconoscono due segnali forti e urgenti: la carenza del riconoscimento della donna in sede sportiva e l’assenza o il mimetismo delle donne nella dirigenza sportiva sia negli organi degli enti che sovrintendono a livello internazionale la disciplina, ma anche nelle federazioni e nei clubs. Diversa la situazione nell’ambito della consulenza e della formazione, dove la presenza femminile è più corposa e in crescita.
Cristina Rossello ha di seguito introdotto il modello che si sta formando sotto l’egida di Progetto Donne e Futuro, di cui è Presidente, e che dà centralità alla logica femminile: «abbiamo voluto indicare anche l’ambito dello sport perché sempre di più esso diventa una realtà dove c’è sicuramente volontariato, passione, ma anche necessita di un’organizzazione impostata con termini più professionali perché possa reggersi. Tanti giovani investono in questo settore, perché dunque lo sport non può avere la stessa dignità di altri ambiti come l’impresa? Per fare questo passaggio ci devono essere persone che garantiscono una sana organizzazione e un percorso di scelta rigorosa». «Il mio obiettivo è trasmettere una cultura nuova per le madrine, scelte tra professioniste affermate ad altissimo livello, e per le pupil, ragazze promettenti che si affacciano al mondo del lavoro» ha aggiunto Cristina Rossello. Una donna affermata a fianco di una piccola promessa: questo è l’humus, il terreno fertile che si sta formando sul territorio italiano attraverso Progetto Donne e Futuro che con questo convegno lascia un seme anche a Saint Vincent, una delle più famose località turistiche della Valle d’Aosta.
La madrina è stata scelta per temperamento, per la sua carriera professionale eccellente, per i suoi incarichi dirigenziali e non per ultimo per l’attività sportiva agonistica. Evelina Christillin, valdostana di origine, è Presidente della Fondazione del Teatro Stabile di Torino dal 2007, Presidente Comitato Promotore e Vice Presidente Vicario del TOROC (Torino Organising Committee) e già membro della Giunta Nazionale del CONI eletta in qualità di dirigente sportivo con delega speciale alle Olimpiadi del 2006. L’esperienza in Coppe del Mondo e Coppe Europa di sci alpino che hanno preceduto gli incarichi dirigenziali si sono rivelate strategiche per comprendere a fondo le esigenze e le problematiche degli atleti e per attuare le migliori strategie organizzative e percorsi di crescita. «L’esperienza dello sport praticato è stata una grandissima scuola di vita. È molto importante che il sistema scolastico faccia qualcosa per aiutare i giovani atleti e non li ostacoli. Nello sport si perde molto di più di quanto si vinca, ma non per questo una persona si deve sentire perdente. Ogni cosa fatta con impegno e sacrificio è una sfida con se stessi e una dimostrazione che la fatica, comunque, serve». Evelina Christillin ha portato la sua interessante e unica esperienza di successo in qualità di dirigente sportivo Coni - la prima donna, in più di 100 anni, a ricoprire un incarico dirigenziale nel Comitato - con delega speciale alle Olimpiadi del 2006. L’ultima nomina l’ha ricevuta in aprile, quando è stata designata Presidente della Fondazione Museo Egizio di Torino.
Il premio a Martina Perruchon è stato consegnato dall’Assessore alla Pubblica Istruzione, Politiche sociali e Cultura Maurizio Castiglioni, interpellato da Cristina Bicciocchi, che ha lodato l’importanza del tutoraggio come nuovo modo di crescere e migliorare la società. Ai suoi saluti si sono uniti quelli del dott. Riccardo Borbey, presidente Asiva (Associazione Sport Invernali Valle d’Aosta), del dott. Fausto Cartasegna Segretario Generale FISI (Federazione Italiana Sport Invernali), del prof. Franco Cossard Coordinatore delle Attività Educative e Didattiche del Liceo Linguistico Curmayeur, nonchè attraverso una lettera indirizzata a Progetto Donne e Futuro, di Lanièce Albert Assessore Sanità, salute e politiche sociali della regione autonoma Valle d’Aosta.
Di rilievo l’intervento dell’avv. Antonella Carbone Presidente Associazione Alumni Diritto Sport che ha presentato la collaborazione con Progetto Donne e Futuro: una volta all’anno sarà assegnata una borsa di studio alle migliori studentesse per aiutarle a entrare in un ambiente difficile e maschile come quello sportivo. Angela Di Luciano ha ricordato il percorso editoriale di Progetto Donne e Futuro: «l’attività di questo Progetto sull’editoria è molto importante e si può porre come una pietra miliare in Italia per cambiare la mentalità attraverso la cultura». Enrica Vigato ha invece segnalato il grosso cambio di rotta che il Progetto intende attuare: «tante sono le organizzazioni che creano premi e danno borse di studio, ma normalmente di questi ragazzi e ragazze non si sa più nulla. Avere la possibilità di un tutor che realmente ti segue giorno per giorno in maniera coinvolta e interessata fa sì che il futuro di questi giovani sia più garantito e sereno».
L’appuntamento è stato concluso dagli interventi di Andrea Bianchi con la presentazione del suo libro “Uomini che lavorano con le donne” e dal giornalista di La 7 Federico Guiglia.
In questo caso il dottor Guiglia ha sottolineato alcuni passaggi molto importanti dello sport al femminile: «Quando il barone Pierre de Coubertin inventava i moderni Giochi Olimpici, che non per caso s’inaugurarono ad Atene nel 1896, certo non immaginava che sarebbe passato alla storia soprattutto per una frase celebre, ma imprevidente: “L’importante non è vincere, ma partecipare”. Invece, di oltre un secolo di gare che hanno visto la partecipazione di 128 Paesi, restano solo le vittorie. Restano l’oro, l’argento e il bronzo che hanno premiato i migliori atleti del mondo.
E qui comincia l’avventura, perché neanche gli italiani sanno dove stia in graduatoria la loro nazione in questa epica sportiva di eccellenza universale. Provo a ricordarlo io: l’Italia è il quarto Paese al mondo. Stati Uniti, Russia, Germania e Italia.
Tutto il resto del globo viene dopo.
Dunque, nello sport l’Italia è più forte che nell’economia, dove rappresenta la sesta potenza industriale della Terra. Nello sport l’Italia è più forte che nella diplomazia, dove non riesce a far valere il ruolo istituzionale che pur s’è guadagnata facendo parte del G8 e del G20, avendo co-fondato l’Unione europea e promuovendo missioni internazionali di pace con circa diecimila soldati in una ventina di Stati. Nello sport l’Italia primeggia perfino fuori dall’Olimpo. Nel calcio dei professionisti, che è lo sport più popolare dell’universo, solo il Brasile ha vinto un mondiale più dell’Italia, che ne ha conquistati quattro. Nell’automobilismo dei professionisti, il secondo sport più seguito nel pianeta, la macchina più ammirata e, di nuovo, vincente nella storia della competizione, si chiama Ferrari.
Non c’è bisogno di ricorrere alla sociologia per capire perché lo sport, in termini di successo e di identità, abbia per l’Italia lo stesso valore del patrimonio artistico-culturale, che è, come si sa, il più vasto dell’umanità. A differenza dei consigli d’amministrazione delle grandi imprese e dei grandi enti, e a differenza dei più alti ruoli di rappresentanza in patria e all’estero, tutti al maschile, lo sport è pieno di donne. Se si pensa a un grande manager d’istinto viene in mente Sergio Marchionne o chi per lui; mai, o quasi mai chi per lei. Se si pensa a un grande ambasciatore sfilano tanti signori. “Ambasciatore”: basta il nome. “Ambasciatrice” è considerata, molto spesso, solo la moglie dell’ambasciatore. Alta economia, alte istituzioni: poche donne.
Tuttavia, se uno pensa ai grandi nomi dello sport italiano e internazionale, l’elenco è senza fine. Da Federica Pellegrini a Valentina Vezzali, dalle pallavoliste alle pallanuotiste, da Carolina Kostner ad Alessandra Sensini, da Josefa Idem a Francesca Schiavone, dalle sciatrici alle campionesse nelle arti marziali e nell’atletica, le donne hanno un ruolo non solo vincente, ma riconosciuto e riconoscibile. Sono da tempo nell’immaginario collettivo, e non soltanto sui tre gradini più alti del podio.
Come si vede, il povero barone De Coubertin, che all’epoca, peraltro, non aveva alcuna intenzione di aprire i Giochi alle donne, aveva torto: l’importante non è partecipare, ma vincere.
E qui si consuma la prima delle due anomalie italiane, per meglio indicare del “sistema-Paese” -come si dice con orrida espressione- saldamente in mano agli uomini.
Prima anomalia. Il quarto Paese al mondo nella graduatoria delle Olimpiadi per vittorie conseguita dal 1896 ad oggi, pochi giorni fa ha rinunciato a candidarsi per organizzare le Olimpiadi nel 2020 dove, oltretutto, già le aveva organizzate nel 1960, ossia a Roma. Non voglio ora discutere le ragioni economico-finanziarie addotte dal governo per questo passo indietro fatto, per di più, a poche ore dalla conferma definitiva della candidatura da tempo preparata e annunciata. Ricordo soltanto che la Spagna, con problemi economico-finanziari molto maggiori dei nostri, col cavolo che ha ritirato la candidatura. Sottolineo, però, la mancanza di visione e di fiducia che questa scelta inevitabilmente dimostra. È come aver detto al mondo che gli italiani non possono o non sono capaci di organizzare un’Olimpiade che già hanno organizzato in passato, e nella cui storia figurano tra i primi quattro della classe. Maestri nel mondo nell’arte dello sport, ma tremebondi quando bisogna organizzarla in casa, quest’arte. Da non credere!
Sono convinto che un governo composto da più donne non avrebbe avuto paura d’avere coraggio, e avrebbe indotto il presidente del Consiglio, Mario Monti, a ripensare il gran rifiuto opposto. La sua azione di risanamento dei conti pubblici e, si spera, di crescita è benemerita e solo da incoraggiare.
Ma un’Olimpiade, e forse le campionesse lo sanno ancor più dei campioni, è un investimento sul futuro, non una zavorra per il presente. È la speranza delle donne contro la rassegnazione degli uomini.
La seconda anomalia di questa nostra nazione che eccelle nello sport deriva anch’essa dal peso esorbitante dei signori rispetto alla presenza delle signore. In quasi tutti gli organismi internazionali che contano, dalla Fifa alla Formula 1, dai tribunali sportivi di primo e secondo grado ai comitati europei e mondiali nelle varie discipline, la presenza degli italiani è inversamente proporzionale al loro valore: vinciamo moltissimo sul campo, ma contiamo pochissimo nelle stanze dei bottoni.
Le sedi principali delle federazioni internazionali si trovano a Parigi, a Londra, a Bruxelles, perfino a Ginevra. Mai in Italia. Nessuno dei presidenti dei comitati internazionali che pesano e decidono, è italiano. Gli italiani - mi ripeto - i maschi italiani s’accontentano sempre, e al massimo, di fare da vice. Sono miopi, ma con la poltroncina ben salda. Per molti uomini non è importante vincere, ma partecipare, come raccomandava - ma in un altro senso - il barone De Coubertin.
Credo, perciò, che mai come adesso, la riscossa femminile possa rappresentare una svolta anche contro un modo vecchio e provinciale d’essere italiani. Che arrivi l’onda rosa, allora, perché l’Italia possa navigare con forza nell’Oceano del mondo, e andare sempre più lontano.»
Al termine del convegno, gli ospiti si sono intrattenuti al ristorante La Grolla, per assaggiare le specialità tipiche della Regione e in ricordo della giornata sono stati regalati dal dr. Riccardo Borbey due manufatti in legno tipici della Valle d’Aosta alla Presidente di Progetto Donne e Futuro, ovvero la coppa dell’amicizia e la grolla.

SPECIALE JUNIOR

Martina Perruchon
Nata ad Aosta il 12 aprile 1996, abita a Morgex dove ha frequentato la scuola materna, elementare e media sempre con ottimi risultati, anche praticando sci agonistico fin da piccola. Attualmente frequenta il Liceo Linguistico a Courmayeur, scuola che con i sacrifici necessari permette ai ragazzi di sciare e studiare contemporaneamente. L’anno scorso ha vinto due medaglie d’oro ai Campionati italiani di Bardonecchia,una in gigante e una in super combinata, a cui si aggiungono altri primi posti nelle gare regionali. Questi risultati le hanno permesso di entrare in squadra Asiva (comitato valdostano). Anche quest’anno i risultati ottenuti da Martina sono buoni sia nello sci sia a scuola. Ha conquistato il primo posto nel gigante di Courmayeur del 12 febbraio 2012-FIS Junior regionale, il primo posto nello slalom di Courmayeur dell’8 marzo - FIS Junior regionale, il secondo posto nel gigante di Sestriere del 7 gennaio – FIS Junior regionale.

 
Powered by Main Street Modena